Le piogge estive estreme, più che l’aumento delle temperature, stanno accelerando il processo di scongelamento del permafrost, il suolo artico permanentemente ghiacciato. A dare l’allarme è una nuova ricerca dell’Università di Wageningen, pubblicata su Nature Communications. Gli eventi piovosi estremi sono diventati più frequenti a causa di un clima più caldo, per questo il permafrost può scongelarsi anche più velocemente che sotto l’influenza del solo aumento delle temperature: n

Il permafrost costituisce la base degli ecosistemi artici e degli insediamenti umani. Mentre viene messo a dura prova dal riscaldamento globale, allo stesso tempo la sua scomparsa ha effetti diretti sull’equilibrio climatico. Quando il permafrost si scioglie, infatti, il terreno perde la sua capacità portante, libera in atmosfera gas inquinanti fino a quel momento sigillati nel suolo ghiacciato: il carbonio organico si decompone più facilmente in gas serra, come CO2 e metano. Il loro rilascio, attraverso il disgelo del permafrost, provoca quello che è noto come un ciclo di feedback positivo, un processo di autorafforzamento. I gas tornano così nell’atmosfera dove rinforzano l’effetto serra e di conseguenza il riscaldamento globale.

Un modello di ricerca

Per condurre l’esperimento e studiare gli effetti delle precipitazioni estive estreme sul permafrost, i ricercatori dell’Università di Wageningen hanno scelto la tundra siberiana nord-orientale su cui hanno simulato gli effetti di un’unica estate estrememente piovosa. I siti sono stati misurati per diversi anni valutando di volta in volta la profondità del disgelo del permafrost e altre caratteristiche sia del suolo che della vegetazione. Rùna Magnùsson, una delle ricercatrici che hanno condotto l’esperimento, ha selezionato 20 siti di monitoraggio e ha utilizzato irrigatori per fornire acqua a metà dei siti. Ed è proprio su queste aree irrigate che in media, il permafrost si è scongelato il 35% più velocemente, lasciando una maggiore quantità di suolo suscettibile alla decomposizione del carbonio del suolo in gas serra. 

 

Nel corso della ricerca duranta cinque anni, per analizzare quanto il permafrost si fosse fuso al di sotto dello strato superficiale gli scienziati hanno effettuato misurazioni. Sono così giunti alla conclusione che le piogge intense anche solo di una stagione hanno avuto effetto a lungo termine. Due anni dopo il test degli sprinkler, il permafrost sotto i siti irrigati si stava ancora scongelando velocemente.

Un’ulteriore analisi del modello in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Stoccolma ha rivelato che il permafrost si scongela in modo particolarmente rapido durante i periodi di precipitazioni elevate combinate e temperature dell’aria elevate. Gli studiosi sperano che la ricerca futura riveli la misura in cui la sensibilità del permafrost alla pioggia varia a livello regionale, in modo da poter effettuare stime più affidabili del futuro disgelo del permafrost.