Innalzamento della temperatura, perdita della biodiversità, consumo del suolo, inquinamento: i prossimi 5 anni saranno cruciali per contrastare la crisi ambientale in atto. Sono le principali proposte del Wwf Italia a partiti e coalizioni politiche per la prossima legislatura attraverso il documento “Elezioni politiche 2022: il tempo delle scelte sostenibili” che contiene una serie di proposte per il prossimo Parlamento e il prossimo Governo suddivise tra politiche ambientali per la legislatura e nuovi interventi normativi o di riordino legislativo da adottare al più presto.

Obiettivo: contribuire a fare dell’Italia un Paese più sostenibile e dare così garanzia di un futuro di sicurezza e benessere per tutti. A due settimane dalle elezioni il Wwf lancia un appello a tutti i partiti politici tra i quali ci sono coloro che erediteranno la guida del nuovo governo. Considerando che, salvo imprevisti, la legislatura che uscirà da questa competizione elettorale si concluderà nel 2027, è evidente che se non si farà ciò che è necessario in relazione agli obiettivi fissati al 2030 questi inevitabilmente non saranno raggiunti. Oltretutto alcuni di questi obiettivi al 2030 sono intermedi rispetto ad altri ben più radicali al 2050, termine oltre il quale sarà molto difficile correggere le curve negative del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità da cui dipende la nostra esistenza. Ma nonostante il continuo richiamo della comunità scientifica, le forze politiche continuano ad adottare la variabile temporale delle decisioni da assumere più in ragione degli interessi elettorali che dei dati conclamati che documentano quanto alcune scelte non siano più rinviabili.

 

“La legislatura 2018/22 non ha inciso concretamente sulle emergenze ambientali nazionali e globali: in pratica sono stati persi 5 anni – dichiara Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Italia-. Sicuramente vi sono stati importanti elementi di novità, a partire dalla riforma che ha introdotto esplicitamente la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi nella Costituzione, ma se guardiamo gli indicatori ambientali, nei cinque anni trascorsi la situazione non è certo migliorata. Ora è importante che i partiti e le coalizioni di questa competizione elettorale si rendano conto che non possiamo permetterci di sprecare anche la prossima legislatura.

Per raggiungere gli obiettivi posti al 2030 dall’Unione Europea al fine di contrastare il cambiamento climatico (ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55%) e la perdita di biodiversità (proteggere il 30% di superficie a terra e a mare) è necessario agire concretamente in questa legislatura attraverso una serie di leggi, piani e programmi non più rinviabili. Non ha senso ipotizzare una ‘transizione ecologica più lenta’ perché non consentirebbe di raggiungere gli obiettivi fissati e sarebbe perciò inutile”. L’obiettivo europeo di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 sarà per il nuovo Parlamento e il nuovo Governo il primo banco di prova su cui applicare il principio dell’interesse delle generazioni future alla tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi, sancito dalla riforma dell’art. 9 della Costituzione, spiega il Wwf. E al tempo stesso il contrasto al cambiamento climatico, oltre ad un nuovo paradigma energetico sia per le produzioni che per i consumi, necessiterà di una tutela più efficace e attiva della biodiversità e degli ecosistemi da cui dipendono l’assorbimento dei gas serra e la maggiore capacità dei territori di assimilare gli sbalzi metereologici connessi al cambiamento climatico.

Il Wwf Italia “invita tutte le forze politiche ad alzare lo sguardo e a non cadere nel provincialismo: se la prospettiva economica e sociale è quella della sostenibilità, i prossimi anni dovranno necessariamente essere quelli della transizione. Ogni ulteriore ritardo costituirà un deliberato atto che metterà in pericolo l’ambiente in cui viviamo e di conseguenza la nostra sicurezza”.

“È tempo di stabilire procedure certe che garantiscano l’applicazione del principio secondo cui i piani e i programmi che vengono posti in essere non devono arrecare danni significativi all’ambiente: un principio che dovrebbe essere già applicato per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il cui bilancio ambientale, però, al di là delle rendicontazioni presentate, è ancora da farsi. È tempo di fare quanto i precedenti Parlamenti e Governi non hanno fatto: assumere il parametro ambientale come baricentrico rispetto all’azione politico-amministrativa. Non possiamo più permetterci l’errore di separare la questione ambientale da quella economica, considerando la prima solo in funzione di un eventuale vantaggio economico”, concludono.

Quattro gli interventi legislativi che Parlamento e Governo dovranno attuare subito:

Il Codice della Natura

L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità. Questa biodiversità garantisce a tutti noi degli essenziali servizi ecosistemici: aria pulita, acqua pulita, suolo pulito, indispensabili per la nostra vita. Al tempo stesso questo grande patrimonio naturale offre anche elementi per contrastare i cambiamenti climatici e per consentire di sopportarne meglio gli effetti. Nonostante ciò, attualmente in Italia la legislazione per la tutela della natura è frammentata e carente: basti pensare che la tutela della fauna è garantita da una legge che è sostanzialmente destinata alla regolamentazione della gestione venatoria. È tempo che il nostro Paese si doti di un Codice della Natura che riunisca, sistematizzi, semplifichi e innovi la legislazione sulla tutela della biodiversità per rispondere meglio agli obiettivi della Strategia Nazionale della Biodiversità e a quelli fissati a livello europeo. Nel Codice della Natura dovrà anche trovare posto il Garante della Natura una figura che abbia una visione d’insieme che consenta di monitorare e sollecitare le azioni da mettere in campo da parte dei vari soggetti coinvolti nella gestione del nostro capitale naturale.

Legge sul consumo del suolo

In Italia ogni secondo vengono cementificati 2 metri quadrati di suolo. 21.500 km quadrati di suolo italiano sono cementificati e solo gli edifici occupano 5.400 km quadrati, una superficie pari alla Liguria. La cementificazione contribuisce a rendere il nostro Paese meno sicuro perché l’impermeabilizzazione del suolo aumenta il rischio di disastri: dal 2000 al 2019 il dissesto idrogeologico ha causato 438 morti in Italia.


Governo e Parlamento discutono di una legge sul consumo del suolo dal 2012 e nel frattempo la Commissione Europea nel 2021 ha approvato la nuova Strategia europea per il suolo al 2030 impegnandosi a promuovere una Direttiva sul tema entro il 2023 e rendendo ancora più urgente l’intervento del legislatore nazionale.


La legge sul consumo del suolo dovrà muoversi in una logica di “bilancio zero del consumo del suolo” stimolando il recupero delle aree già occupate e degradate: nelle sole aree urbane si potrebbe intervenire su oltre 310 Km quadrati di edifici non utilizzati (una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli).


Legge sul clima

L’estate del 2022 è stata la più calda della storia in Europa. Il mese di luglio ha fatto registrare 2,26 gradi centigradi in più rispetto alla media italiana dal 1800, anno da cui si registrano i dati. Eventi estremi legati ai cambiamenti climatici si registrano ormai in maniera sempre più frequente.

Gli obiettivi da raggiungere sono fissati, ma manca uno strumento legislativo quadro per superare la fase degli impegni verbali e passare a quella delle azioni concrete. E va colmata l’attuale distanza tra le conoscenze scientifiche e l’azione politica.


Come fatto da 21 Paesi europei (più recentemente da Spagna e Grecia), l’Italia deve approvare al più presto una legge sul clima che fissi le azioni da compiere per raggiungere gli obiettivi a medio e lungo termine. Prevedendo la neutralità climatica entro il 2050 nella legislazione si faciliterebbe la programmazione economica, si attirerebbero investimenti green, si aumenterebbero responsabilizzazione delle imprese e partecipazione dei cittadini.


E attraverso una Legge sul clima si potrebbe finalmente intervenire per eliminare il sistema dei sussidi ambientalmente dannosi che ogni anno ci costa circa 35 miliardi di euro da destinare a politiche di settore e ad aiuti concreti per cittadini e imprese per rendere meno impattante la transizione ecologica.

Dare concreta attuazione alla riforma costituzionale dell’art. 41

Finalmente nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, nella corretta accezione di biodiversità ed ecosistemi, è stata introdotta tra i principi fondamentali (art. 9 Cost).


La nuova formulazione dell’art. 41 Cost ha poi riconosciuto in maniera esplicita che la libera attività economica incontra un limite nella tutela dell’ambiente. Il principio che l’iniziativa economica privata non può esercitarsi in danno all’ambiente e alla salute, però, non deve rimanere una pur importante affermazione di principio, ma deve condizionare tutta la normativa vigente.  Servono norme di carattere procedurale che intervengano in modo preventivo sui procedimenti autorizzativi e, in caso di danno ambientale, consentano interventi efficaci per rimediare, dando così piena attuazione al principio che vieta di arrecare danni significativi all’ambiente.