Cerchi verdi che punteggiano il paesaggio a perdita d’occhio, sullo sfondo sabbioso del deserto del Namib. Sono i “cerchi delle fate”, zone circolari prive di vegetazione contornate da alti ciuffi di erba, caratteristiche di questa zona della Namibia e dall’origine piuttosto misteriosa. La presenza di formazioni vegetali così peculiari in un’area estremamente secca, e la loro forma incredibilmente regolare, hanno dato origine a una moltitudine di spiegazioni che chiamano in campo un po’ di tutto: dalla scienza, alle cause più sovrannaturali. Un nuovo studio dell’Università di Gottinga, pubblicato sulla rivista Perspectives in Plant Ecology, Evolution and Systematics, potrebbe aver trovato, finalmente, la soluzione del mistero.

 

Tralasciando le spiegazioni più fantasiose, le ipotesi scientifiche robuste proposte fino ad oggi erano sostanzialmente due. La prima era che a causare i cerchi fosse l’attività delle termiti, che si nutrirebbero delle radici dell’erba nella parte interna dei cerchi. La seconda chiamava invece in causa l’auto-organizzazione delle piante, che assumerebbero al conformazione circolare per massimizzare l’utilizzo e la disponibilità di acqua nell’arido suolo del deserto.

I ricercatori tedeschi hanno deciso di chiarire il mistero una volta per tutte, piazzando dei sensori per il monitoraggio dell’umidità del suolo in 10 diverse regioni del deserto del Namib, e monitorando per due anni le scarse e imprevedibili precipitazioni dell’area. In seguito alle piogge, infatti, si osserva un breve periodo in cui la vegetazione cresce anche nell’area interna dei circoli, e il loro obbiettivo era quello di scoprire cosa determinasse la morte delle piante interne, e la sopravvivenza di quelle poste lungo la circonferenza dei cerchi delle fate.

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Le loro osservazioni hanno determinato che tutte le nuove piante nate dopo una precipitazione si seccano e muoiono nell’arco di appena 20 giorni. Che questa vegetazione interna produce un esteso sistema radicale per tentare di trovare, inutilmente, dell’acqua quando il terreno torna a seccarsi. E soprattutto, hanno escluso la presenza di termiti che si cibassero delle radici interne. Queste caratteristiche, unite al fatto che l’umidità del suolo diminuisce rapidamente in corrispondenza con la crescita della vegetazione nella zona esterna dei circoli, porta i ricercatori a concludere che queste strutture nascono dall’esigenza di ottimizzare la disponibilità di acqua a disposizione delle piante.

I cerchi delle fate, insomma, sono l’unica conformazione che può prendere la vegetazione in queste aree, senza seccarsi quasi immediatamente sotto il sole del deserto.

“Formando questi paesaggi regolari composti da cerchi delle fate distanziati gli uni dagli altri, le piante si comportano come ingegneri dell’ecosistema, e beneficiano delle risorse idriche fornite dagli spazi privi di vegetazione”, spiega Stephan Getzin, esperto di modellazione degli ecosistemi dell’Università di Gottinga e primo autore della ricerca. “In effetti, conosciamo altre strutture vegetali auto organizzate molto simili, presenti in altre aree aride del mondo, e in tutti questi casi le piante non hanno altra possibilità per sopravvivere, se non crescere esattamente in queste formazioni geometriche”.