Se guardiamo alberi e foreste, in molte zone l’autunno quest’anno sembra già arrivato. Foglie rossastre, secche e cadute a terra, rami già quasi spogli e terreni sempre più aridi contraddistinguono numerosi panorami boschivi, in Europa e anche in Italia. Lo mostrano alcune immagini satellitari del Regno Unito, dove vaste aree verdi appaiono ora gialle o addirittura nere, a causa della siccità estrema. Ma fenomeni di questo genere si stanno verificando anche in Italia, dove i rilievi sono in corso: nella Valle d’Aosta molti alberi hanno perso le foglie in piena estate. D’altronde finora, in Italia il 2022 risulta l’anno più caldo e più secco mai rilevato, secondo i dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (dato dell’Isac-Cnr). Temperature alte, siccità – insieme ai numerosi incendi – riguardano anche l’Europa e tutto il mondo: nella media globale il 2022 risulta il sesto anno più caldo di sempre.Questo autunno anticipato, che in realtà un “falso” autunno, potrebbe avere importanti conseguenze negative, ancora da approfondire, per la vegetazione e per l’ambiente.


Un inventario degli autunni anticipati

Quello dell’autunno anticipato non è un fenomeno nuovissimo: è appena stato divulgato il primo “inventario” degli eventi di caduta precoce delle foglie a causa della siccità. Lo studio, realizzato dal centro Creaf dell’Università autonoma di Barcellona, è stato pubblicato l’8 agosto 2022 sulla rivista Remote Sensing in Ecology and Conservation. “Grazie alle immagini satellitari, gli autori mostrano che nel periodo compreso dal 2017 al 2021 il fenomeno è molto più diffuso di quanto si pensasse”, commenta Giorgio Vacchiano, professore di Scienze forestali all’Università di Milano Statale, non coinvolto nel lavoro. “Probabilmente i dati della stagione 2022 segnaleranno episodi ancora più frequenti e distribuiti in più paesi sul territorio europeo – mentre negli anni fino al 2021 gli eventi tendevano a rimanere ancora abbastanza circoscritti in determinate zone europee”.

Valle d’Aosta: boschi rossi e foglie a terra

 

Caldo estremo e diminuzione delle piogge protratta e il danno è fatto. Per esempio, nella Valle d’Aosta, nell’agosto 2022, fra le montagne il panorama è già autunnale. “Oltre ai boschi visibilmente rossastri”, racconta Vacchiano, che si trova in Valle d’Aosta, “ci si accorge del cambiamento dal rumore croccante di foglie secche a terra, anomalo per il periodo, prodotto quando si cammina lungo i sentieri”. In questo periodo gran parte delle latifoglie si sono adattate alla forte siccità prolungata lasciando cadere le foglie. “Ma in alta montagna, fino a 2000 metri, anche alcune conifere, fra cui i larici, presentano aghi ingialliti”, aggiunge l’esperto. “In generale, da questo punto di vista le specie più resistenti sono quelle sempreverdi della macchia mediterranea, fra cui il pino marittimo, abituate a climi caldi e secchi”.


Perché le foglie cadono prima 

 

A livello fisiologico, il processo è lo stesso di quello che avviene in autunno. Si tratta sempre di meccanismi di difesa, ma quello che cambia, ovviamente, sono le cause. Con la stagione fredda l’albero smette di nutrire le foglie e le lascia cadere per impedire che l’acqua congelata danneggi i tessuti della foglia e l’intera pianta – un fenomeno che è il risultato di un processo evolutivo durato millenni. “In caso di siccità, invece – chiarisce Vacchiano – la pianta le elimina per proteggersi dalla disidratazione, dato che le foglie richiedono una grande quantità d’acqua per mantenersi in vita e svolgere la fotosintesi”. L’acqua, infatti, scorre dal basso verso l’alto, dunque dalle radici dell’albero alle foglie. Attraverso la matrice porosa del legno, dal suolo arriva agli stomi, piccolissimi pori a forma di labbra, presenti sulla foglia. Qui l’acqua è importantissima, dato che serve per la fotosintesi: a partire da molecole di H2O e di CO2  – e in presenza della luce – producono glucosio, necessario per loro per nutrirsi, liberando al contempo ossigeno nell’aria.

Sei semplici azioni quotidiane per ridurre la deforestazione

“In assenza d’acqua una prima possibile strategia adottata da alcuni alberi, di solito quelli più resilienti alla siccità, come quelli della macchia mediterranea, è rappresentata dalla chiusura di questi pori”, spiega Vacchiano. “In altri casi le piante che non hanno questa ‘abilità’ evolutiva eliminano le foglie”. Il problema è che senza queste non svolgono più la fotosintesi, dunque smettono di nutrirsi. 


Boschi, la nostra salute

 

Anche se il fenomeno è temporaneo può avere effetti a lungo termine. “La pianta può morire, se già debilitata oppure andare incontro a un lento declino, della durata anche di diversi anni, soprattutto se gli eventi di siccità marcata tendono a ripetersi”, illustra l’esperto, “o ancora essere più facile preda di insetti – recente è l’esempio del bostrico che ha attaccato ampiamente l’abete rosso dei boschi del Trentino”. I potenziali problemi su ampia scala sono numerosi, ricordando per esempio che le foreste sono per noi come dei grandi serbatoi d’acqua: forniscono circa il 75% delle risorse di acqua dolce del pianeta, secondo i dati della FAO. “Inoltre”, rimarca Vacchiano, “sequestrano parte della CO2 e hanno un ruolo importante contro il dissesto idrogeologico, solo per citare alcuni esempi. Quando si perde un bosco, per esempio, nel caso di forti piogge aumenta il rischio di alluvioni”.

Cosa possiamo fare noi

 

Per questo sarà importante monitorare i casi di autunno anticipato, sia attraverso le immagini satellitari sia con studi sulle piante, per comprenderne gli effetti, nel breve e nel lungo termine. Attualmente la raccolta dati e immagini è in corso da parte di alcuni ricercatori, come sottolinea l’esperto. Non solo gli scienziati, ma anche i cittadini possono fare qualcosa: con la app Silvacuore, un progetto di citizen science realizzato dall’Università degli Studi della Basilicata, si possono segnalare siti di deperimento delle foreste e accedere alle segnalazioni degli altri utenti, che non sono necessariamente professionisti del settore.

2022, anno record

 

Finora, in Italia il 2022 risulta l’anno più caldo e più secco mai rilevato, secondo i dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (dato dell’Isac-Cnr). Temperature alte, siccità – insieme ai numerosi incendi – riguardano anche l’Europa e tutto il mondo: nella media globale il 2022 risulta il sesto anno più caldo di sempre.