La campagna “No gas russo” approda in Parlamento e impegna il governo ad agire. In un ordine del giorno proposto dal deputato Pd Andrea Casu e approvato oggi alla Camera, si invita il governo a “sensibilizzare l’autoriduzione dei consumi energetici da parte di cittadini e utenti al fine di contribuire all’azzeramento di import del gas naturale proveniente dalla Russia”.

Onorevole Casu, qual è il senso di questa iniziativa?

“Da qualche settimana con le colleghe di partito Chiara Braga e Cecilia D’Elia abbiamo aderito alla campagna ‘No gas russo’ lanciata dallo studioso Michele Governatori su Radio Radicale: si dà voce a persone che si dicono disponibili a ridurre i propri consumi energetici, chiedendo che però tale riduzione individuale sia finalizzata alla riduzione di acquisto di gas russo”.

Perché coinvolgere il governo?

“Per come funziona oggi il meccanismo degli accordi internazionali, non c’è alcuna garanzia del fatto che l’autoriduzione di consumi energetici dei singoli si traduca una un taglio all’import di gas russo. Quando apriamo il gas di casa, non è che sappiamo esattamente da quale gasdotto proviene. E se riduciamo i consumi non abbiamo in alcun modo la possibilità di orientate le politiche energetiche. Per questo occorre un intervento del governo”.

Passo avanti importante nella campagna #nogasrusso: accolto il nostro odg che impegna il Governo a sensibilizzare l’autoriduzione dei consumi energetici da parte di cittadini ed utenti al fine di contribuire all’azzeramento di import del gas naturale proveniente dalla Russia pic.twitter.com/juhFL8X5Gp

— Andrea Casu (@andcasu) April 13, 2022

Ma si tratterebbe di un atto simbolico o dalle conseguenze tangibili?

“L’autoriduzione dei consumi energetici può diventare un atto politico, una forma di indirizzo delle politiche energetiche del Paese. Oggi può essere lo strumento per costruire una mobilitazione contro la Russia diffusa tra le persone: sarebbe la sanzione più dura per Putin. Ma un domani, questo stesso strumento potrebbe essere usato per favorire la transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili: taglio i miei consumi a patto che questo serva a diminuire la componente di energia prodotta bruciando gas o petrolio”.

Qual è l’ostacolo principale all’operazione “No gas russo”?

“Ci viene detto che i contratti di approvvigionamento sono blindati e che non è possibile modificare le quantità di gas pattuite. Ma se Mosca può cambiare le carte in tavola e chiedere di essere pagata in rubli, altrettanto potremo fare noi: ricontrattare per quantità minori di gas, perché i cittadini hanno deciso così tagliando i loro consumi”.