La crisi del clima non solo andrebbe affrontata con specifici piani nazionali (che in Italia ancora mancano), ma soprattutto con una visione locale. Comprendere i diversi sforzi necessari a seconda dei territori è un elemento chiave sia per il presente (espansione delle rinnovabili), sia per un futuro che dovrà essere sempre più decarbonizzato e accompagnato da una mobilità verde.

 

Anche per questo Italy for Climate, iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile promossa da un gruppo di imprese impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici, da mesi sta tracciando la performance climatica delle regioni italiane. “Lo scopo non è promuovere o bocciare le politiche delle regioni, ma fornire una fotografia, una mappa di come i territori affrontano le sfide del clima e si muovono verso la neutralità necessaria” spiega Andrea Barbabella, coordinatore di I4C.

G&B Open Summit, cambiare il mondo dopo Cop 27

Il risultati sulle performance regionali 2018-2020, sui quali ha chiaramente influito la pandemia, saranno al centro del dibattito che oggi all’Auditorium del MAXXI di Roma all’Open Summit di Green&Blue vedrà coinvolti fra gli altri a Edo Ronchi (presidente Fondazione per lo sviluppo), il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini o il presidente Ispra Stefano Laporta.  

I tre indicatori

Come corrono le regioni verso la neutralità climatica? Per rispondere a questa domanda Italy for Climate si è basata su tre indicatori: le emissioni pro capite di CO2 da usi energetici, i consumi pro capite di energia e la quota dei consumi di energia coperta dalle fonti rinnovabili. Altri indicatori, legati alle statistiche, si basano su dati Enea, Gse, Ispra e Istat.

Se si osserva il 2020, basandosi sulle emissioni pro capite di CO2 da usi energetici espresse in tonnellate per abitante residente (tCO2/ab), la performance migliore è quella della Campania (2,1), seguita da Lazio e Marche. La prima delle regioni sotto media (4,9 tCO2/ab) è la Lombardia, mentre quelle peggiori risultano Sardegna (9,0), Basilicata (7,4) e Valle d’Aosta (7,2).

Guardando poi all’indicatore che misura la variazione percentuale media annua delle emissioni pro capite di CO2 nel periodo 2018-2020, si possono osservare i trend relativi alle emissioni di gas serra: bene Lazio (-13,6%) Calabria e Veneto (entrambe -13%), male invece Abruzzo, Molise e Valle d’Aosta, che hanno tutte ridotto le emissioni di pochissimo.

Altro indicatore interessante è quello che misura i consumi finali lordi di energia pro capite espressi in tonnellate equivalenti di petrolio per abitante residente (tep/ab) nel 2020. In questo caso le performance migliori arrivano da Campania, Sicilia e Calabria, mentre le peggiori da Emilia Romagna, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia.

Nessuna regione è in linea con gli obiettivi europei, ma arrivano segnali positivi

Sommando i vari indicatori del report di Italy for Climate, ai quali va aggiunto anche quello relativi ai consumi coperti da fonti rinnovabili (in testa Valle d’Aosta con il 105%, fanalino di coda la Liguria con l’8%), si ottiene dunque una sorta di classifica generale del ranking delle regioni dal quale emerge purtroppo che, nonostante i cali di consumi ed emissioni a causa della pandemia, nessun territorio è oggi in linea con gli obiettivi europei al 2030 di neutralità climatica.


Tre regioni però (Campania, Calabria e Lazio) oggi hanno più della metà degli indicatori sopra la media nazionale, un segnale positivo. “Tutte queste regioni presentano buoni valori sia per le emissioni che per i consumi di energia, mentre la situazione è più articolata per le fonti rinnovabili con la Campania che fa meglio della media nazionale sia in termini di valori assoluti 2020 che di trend, mentre il Lazio, viceversa, presenta per entrambi valori sotto media” si legge nel rapporto.

 

Esiste poi quello che viene definito come un “gruppo centrale” di 10 regioni (Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto) che hanno buone performance sulle rinnovabili ma presentano più ombre che luci su emissioni e consumi energetici.

Per sette regioni invece la maggior parte degli indicatori scelti per tracciare la classifica, è sotto la media: Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna hanno “performance particolarmente negative sulle fonti rinnovabili” e, più in generale, andamenti negativi per tutti gli indicatori.

Dalle zero carbone alle “rinnovabilissime”

La fotografia finale scattata dal report “mostra un’Italia con divisioni non così nette o classiche. Ci sono molte regioni produttive nel gruppo delle centrali, altre del Centro-Sud con indicatori positivi, altre del Nord che o fanno bene o vanno decisamente male. Ogni territorio ha i suoi pregi o criticità, fattori su cui lavorare per arrivare alla neutralità climatica” aggiunge Barbabella.

Le regioni si possono però distinguere per alcune categorie. Per esempio le “rinnovabilissime” – Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Basilicata, Calabria, Molise – hanno almeno il 40% di consumi coperti da rinnovabili e sono già in linea con l’obiettivo europeo al 2030.

 

Oppure ci sono quelle libere dal carbone (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Molise, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta) che hanno azzerato i loro consumi di questo combustibile fossile, mentre al contrario altre come  Puglia, Sardegna e Lazio da sole fanno quasi l’80% del consumo nazionale di carbone.

Altro gruppo sono le “piccole”: “Con l’eccezione dell’Abruzzo, tutte le Regioni con meno di 1,5 milioni di abitanti (Basilicata, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) presentano emissioni pro capite di CO2 sopra la media, piccolo non è sempre bello!” annota il report.

O ancora quelle che fanno parte della “locomotiva d’Italia”, quattro regioni che insieme fanno oltre la metà del PIL nazionale ma presentano situazioni molto diverse: “Il Lazio si trova nel gruppo di testa, il Veneto in quello centrale mentre Emilia-Romagna e Lombardia in quello di coda, ma tutte sono bocciate sulle rinnovabili”.

 

Infine, altre categorie possibili sono “le auto-dipendenti” come Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta con ben oltre un’auto per persona e le “solarizzate”, quelle più improntate sul fotovoltaico. Nell’Italia con 359 watt di fotovoltaico installato per abitante, Marche e Puglia ne hanno addirittura più del doppio e la Sardegna risulta quella cresciuta di più nel 2020. Bene, anche se solo nel fotovoltaico domestico, anche Friuli-Venezia Giulia e  Veneto.