Nel campo dell’acquaponica sono i più grandi in Europa, malgrado le loro serre verticali alle porte di Roma occupino “appena” mezzo ettaro, ovvero cinquemila metri quadrati. Ma la particolarità del sistema di produzione di insalate e verdure di The Circle sta nel riuscire a fare molto in poco spazio e usando una frazione delle risorse dell’agricoltura tradizionale. “Il 10% dell’acqua e un quinto del suolo, per essere precisi”, spiega Thomas Marino, classe 1992, cresciuto nella capitale e con alle spalle una laurea in scienze politiche. Sei anni fa ha fondato l’azienda, oggi valutata oltre dieci milioni di euro, assieme a Valerio Ciotola, Simone Cofini e Lorenzo Garreffa. Anche loro del 1992, si sono però laureati in biotecnologia industriale con specializzazioni in microalghe e nuove fonti di approvvigionamento energetico.

“Qui a Roma abbiamo raggiunto da settembre la capacità massima con 450mila piante in coltivazione destinate a 250 ristoranti ed alberghi”, prosegue Marino. “Abbiamo un nuovo piano di sviluppo che aggiungerà un ettaro a Roma e uno a Milano arrivando a due ettari e mezzo in totale”.

Nelle serre, con i filari verticali fatti di tubi bianchi, crescono a ciclo continuo rughetta, senape, santoreggia, erba cipollina, basilico rosso, timo, bietola e un’altra trentina di piante da insalata o per condimento. Ma l’elemento più singolare sono le vasche interrate piene di pesci rossi al centro. L’ammoniaca e gli escrementi dei pesci da allevamento d’acqua dolce vengono trasformati in nitriti e nitrati da impiegare nella coltivazione. Di fatto è l’unione dell’acquacoltura, l’allevamento dei pesci, con l’idroponica, ovvero la coltivazione di ortaggi fuori dal suolo.

Dai laghetti delle pompe a bassa intensità raccolgono l’acqua che viene trasportata in dei grandi vasconi di legno riempiti da argilla espansa, dove vivono i batteri che svolgono la funzione di filtro. A quel punto l’acqua, depurata dall’ammoniaca ma con i nutrienti, viene raccolta in delle botti interrate dove si aggiungono altri elementi a base di microalghe per rendere l’acqua adatta alla crescita e al sostentamento delle piante nei filari verticali. È distribuita grazie a dei sensori ad intervalli regolari e il liquido in eccesso è raccolto e rimesso in circolo. Di qui il nome stesso dell’azienda: The Circle.

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a cura di Paula Simonetti

Nella sua versione contemporanea, al di là degli esempi storici in Sud America e Cina attorno al XIII secolo, l’acquaponica è un sistema che è stato messo in pratica in forma sperimentale nel 1979 negli Stati Uniti da James Rakocy alla University of the Virgin Islands. Solo recentemente però ha cominciato a diffondersi e a conquistare una nuova generazione di imprenditori come Thomas Marino e i suoi soci. I quali hanno aggiunto come ulteriore elemento l’uso di energia prodotta da fonti rinnovabili. Il problema è che avviare un’impresa simile richiede conoscenze e capitali. Non basta un pezzo di terra come nell’agricoltura tradizionale.

“Certo, il costo di avviamento è maggiore”, ammette Thomas Marino. “Eppure, è un sistema che dà dei vantaggi in termini di competitività e abbattimento dei consumi, tali che alla lunga conviene. Stiamo affinando i processi per rendere l’avviamento di coltivazioni in acquaponica sempre più semplice ed economico. Il cambio di mentalità però è comunque necessario al di là della tecnica scelta: l’agricoltura tradizionale non è più sostenibile, occupa troppo terreno e assorbe troppa acqua. Non possiamo dare per scontata la produzione di cibo come abbiamo fatto fino ad oggi, né la disponibilità di suolo. Anche perché in Italia stiamo andando verso la siccità cronica e la desertificazione a causa della crisi climatica”.

Acquaponica è uno dei possibili metodi per coltivare fuori suolo e per ora funziona bene con insalata e pomodori. Gli alberi da frutto attualmente sembrano fuori portata. Ma già limitarsi a insalate, erbe aromatiche, frutti di bosco e pomodori può fare la differenza e potrebbe portare alcuni Paesi all’autosufficienza alimentare.

Nel frattempo, si continua a ricercare e a sperimentare. C’è chi sta crescendo delle vigne in idroponica e negli Stati Uniti si producono persino le fragole, vendute però a prezzi stellari. The Circle è competitiva dal punto di vista dei prezzi, ma i quattro fondatori ci tengono a sottolineare che anche su questo fronte bisogna cambiare. “Se si è disposti a spendere 1200 euro per un iPhone, perché rifiutarsi di pagare due euro al chilo delle zucchine cresciute in maniera sostenibile?”, domandano. Secondo loro i pomodori ad ottanta centesimi al chilo è un prezzo reso possibile dallo sfruttamento della terra e delle persone e non possiamo più permetterci un sistema del genere. Insomma, la nuova agricoltura passa anche attraverso prezzi che non possono essere stracciati.