La finestra si sta chiudendo, alla Cop27 il compito di mantenerla aperta. Fra i tanti report diffusi in queste settimane a ridosso della Conferenza delle parti sul clima (dal 6 al 18 novembre a Sharm el-Sheikh in Egitto), quello diffuso dall’Unep e chiamato The Closing Window relativo alle emissioni è forse il più chiaro: siamo lontanissimi dagli accordi di Parigi, sarà quasi impossibile contenere le temperature entro i +1,5°C e senza una inversione di rotta con le politiche attuali a fine secolo ci sarà un aumento della temperatura di 2,8°C.

Uno scenario catastrofico stravolto, a sua volta, da un contesto geopolitico che include la crisi energetica, quella economica, alimentare e di perdita di biodiversità. Il tutto con due situazioni che tengono in scacco le future decisioni climatiche: l’invasione russa in Ucraina e le frizioni relative a Taiwan, con la Cina meno collaborativa di prima con altri Paesi. Nel frattempo gli Stati che meno emettono CO2 e sono più vulnerabili e colpiti dalla crisi climatica insistono per ricevere finanziamenti da 100 miliardi l’anno dai Paesi più sviluppati. Questi e altri temi, che proviamo a riassumere, saranno quelli centrali nel vertice Onu egiziano che sta per iniziare.

PERDITE E DANNI

La questione del “loss and damage” è considerata centrale nella Cop27 ospitata proprio dall’Africa, uno dei continenti più poveri e più colpiti dall’emergenza climatica. A fine Cop26 era iniziata una trattativa sul fatto che i Paesi più ricchi (e spesso più responsabili delle emissioni climalteranti) dovrebbero impegnarsi in aiuti economici concreti per la ricostruzione e il sostegno a paesi che affrontano catastrofi climatiche, dagli eventi meteo intensi alla siccità. Su questo passaggio spingono chiaramente centinaia di Paesi in via di sviluppo, ma resta complessa la questione dell’identificazione e quantificazione dei danni e dei collegamenti relativi alla crisi del clima. Sarà dunque interessante capire se verrà concordato uno strumento finanziario concreto come forma di risarcimento e aiuti per prepararsi a futuri eventi estremi, oppure – sulla via della proposta tedesca – una sorta di fondo internazionale che promuova “assicurazioni” da attivare in caso di catastrofe.

DECARBONIZZAZIONE E GAS

Come ha detto Alessandro Modiano, inviato speciale per il Clima dell’Italia e tecnico che avrà un ruolo chiave nelle negoziazioni, decisiva in questa Cop sarà la riconferma degli impegni presi a Glasgow. Quello che si sta configurando, soprattutto nei paesi del G20, è che alcuni Paesi a causa delle crisi energetiche e dei conflitti in corso possano rallentare nel cammino della decarbonizzazione e la lotta alle emissioni. Di conseguenza, sarà importante capire se ci saranno passi indietro o meno, anche relativi agli investimenti (anche esteri, nonostante l’impegno di non investire sul fossile da fine 2022) in termini per esempio di gas naturale, che la tassonomia Ue vede come attività di transizione “sostenibile”.

Rafforzare l’addio al carbone, come deciso nella precedente conferenza, sarà un altro tema chiave: in che maniera avverrà? La decarbonizzazione includerà anche la riconversione di impianti a carbone in quelli a gas? Domande che forse troveranno risposte su due linee differenti: una è relativa al breve termine, per affrontare contemporaneamente la crisi energetica, l’altra sul lungo periodo, quello necessario per concentrarsi sempre di più sulle fonti rinnovabili. Infine, interessante sarà capire anche gli sforzi dei vari stati: sinora solo 25 hanno presentato ambiziosi piani climatici nazionali.

ADATTAMENTO

Nel capitolo sull’adattamento rientra la questione dei noti finanziamenti da 100 miliardi di dollari all’anno che dovranno essere predisposti dai paesi più ricchi a quelli più poveri e vulnerabili, una partita che dalla Cop27 richiede ulteriori conferme. Nel contesto dei finanziamenti si conosceranno anche meglio i dettagli del Fondo italiano per il clima che destina 840 milioni di euro all’anno per i prossimi cinque anni, di cui 40 a fondo perduto. Negli impegni di sostegno italiani verso altri Paesi, per esempio in chiave decarbonizzazione, ci sono piani in corso con Indonesia e Vietnam.

Inoltre, sempre sulla questione adattamento, ci saranno focus anche sulle scelte per il futuro, quelle capaci di affrontare i rischi anche dal punto di vista sociale e della salute. Il singolo tema salute e carenze alimentari include per esempio gli effetti delle ondate di calore, la siccità, gli eventi meteo estremi e gli incendi, tutti impatti collegabili alla crisi climatica che andranno valutati ed affrontati tramite pianificazione alla resilienza.

MITIGAZIONE

In generale i quasi 200 Paesi che saranno rappresentati alla Cop27 e tutte le parti chiamate in causa dovranno dimostrare grande collaborazione per intraprendere “azioni audaci e immediate” nel tentativo di continuare la mitigazione e ridurre le emissioni per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C. Come sappiamo il mondo le temperature globali sono aumentate di 1,1°C e si stanno dirigendo verso 1,5°C, secondo gli scienziati dell’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climate Change).

Si stima che se le temperature saliranno da 1,7 a 1,8°C al di sopra dei livelli del 1850 metà della popolazione mondiale potrebbe essere esposta a livelli di calore e umidità pericolosi per la vita. A rischio è anche la perdita di biodiversità. Per questo sarà necessario nel vertice egiziano perseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura. All’interno di questi sforzi verranno discussi i temi della transizione giusta, la sicurezza alimentare, finanza innovativa per il clima e lo sviluppo, il futuro dell’energia e la sicurezza idrica. Tematiche che dovranno trovare conferme e magari anche “un passo in più”, afferma Modiano, rispetto alla Cop26. Tra queste certezze ci dovrà essere, ad esempio, anche l’impegno cruciale a ridurre le emissioni globali di metano del 30% (rispetto alle emissioni del 2020) entro il 2030.