Un piccolo gruppo di istruttori subacquei cubani, lavorando con budget ridotto e con i detriti recuperati dalla spiaggia, ha lanciato un progetto su piccola scala per ripiantare e far crescere i coralli, nella speranza di ridare vita almeno a una sezione della locale barriera.

Luis Muiño, 44 anni, è cresciuto in quest’area, appena fuori da Matanzas Harbor, sulla costa nord dello stato insulare. Lui, pescatore da una vita, ha visto lentamente declinare il reef e con quello il pescato, negli ultimi tre decenni. “E’ incredibile, la perdita del corallo, nell’ultimo trentennio” – ha raccontato all’agenzia di stampa Reuters -. Il nostro sogno è quello di riuscire a ripopolare la parte di barriera che ha perso i suoi coralli”.

Perché questo accada Muiño, assieme con alcuni colleghi e la collaborazione di giovanissimi studenti della comunità, hanno cominciato tre anni fa a pattugliare l’area con maschere sub e allo scopo di recuperare frammenti di corallo disseminati sul fondale dell’oceano da tempeste e uragani.

(reuters)

Con il supporto dell’Acquario Nazionale di Cuba, del programma di tutela ambientale Ecovalor, e del web, e con un certo talento per l’improvvisazione, il team ha cominciato ad appoggiare questi frammenti su impensabili alberi, costituiti da vecchi impianti idraulici di plastica, che si trovavano sui fondali.

I frammenti di corallo, sostenuti da lenze da pesca ingiallite recuperate dalla spiaggia, crescono rapidamente –  spiega Muiño – e a quel punto vengono “ricollocati” sulla barriera corallina, ancorati da chiodi piantati nella roccia. In un anno, la maggior parte è sopravvissuta e ricresciuta quanto basta a ripopolare una tratta di barriera lunga 60-80 metri.

“Il progetto richiede tempo – spiega il coidatore Michel Soto, 47 anni – spiegando comunque che il tutto è andato oltre le aspettative, nonostante la scarsa disponibilità finanziaria e alcune caratteristiche a suo dire tipicamente cubane. “Tutto qui è difficile ma stiamo spingendo e facendo progressi”.

(reuters)

Come in altre parti del mondo, la barriera corallina cubana è miancciata dal cambiamento della temperatura dell’acqua marina, dall’affollarsi di specie invasive, dall’inquinamento e dalla sovrapesca: secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, il mondo ha perso tra il 30 e il 50 per cento del suo reef. 

Una turista subacquea francese, che visita Cuba per la prima volta, ha raccontato a Reuters che il reef locale si presenta “meno peggio” rispetto ad altri che ha recentemente osservato nel mondo, compreso quello africano. “Il corallo va protetto – ha detto Karine Guillevic, dopo alcune immesioni nei pressi di Varadero – ed è positivo scoprire che Cuba si prenda cura di quello che ha, e che allo stesso tempo non sia ancora sovraccarica di turismo”.

Muiño è convinto che le due cose possano, forse debbano, andare di pari passo. “Facciamo questo per l’amore che proviamo per il reef – conclude – Ho avuto il privilegio di assistere clienti di tutto il mondo, alcuni dei quali non avevano mai visto il mare prima, ed è di grande soddisfazione vedere la felicità nei loro volti”.