Nell’area di Chernobyl sono più numerose le raganelle orientali (Hyla orientalis) scure rispetto a quelle di un colore verde brillante. Si tratta di una variante già nota in diverse aree nell’Ucraina settentrionale, ma i ricercatori del Dipartimento di Ecologia e Genetica del Centro di Biologia Evolutiva di Uppsala ne hanno rilevato una concentrazione maggiore nella “zona di esclusione”, cioè l’area di territorio nel raggio di 30 km dal sito dell’ex-centrale nucleare maggiormente contaminata. Ogni inquinante, compreso quello radioattivo, è una delle forze più capaci di attivare cambiamenti evolutivi e l’area del disastro avvenuto nel 1986, causato dall’esplosione del reattore 4, oggi è diventata un laboratorio sul campo sotto osservazione da parte degli scienziati per poter comprendere gli effetti delle radiazioni ionizzanti su animali e vegetazione.

Pripyat è una città fantasma e in assenza dell’uomo era inevitabile che la natura prendesse il sopravvento diventando – come conferma la ricerca – una delle più grandi e popolate riserve naturali europee. Molte specie animali a rischio di estinzione vi hanno trovato rifugio, comprese linci, lupi, uccelli predatori come le aquile, il bisonte europeo e il cavallo di Przewalski, l’unico selvatico esistente. Quel che è rimasto della fauna, pur restando altamente radioattiva, ha potuto riprodursi in un habitat rimasto per decenni al riparo dalla presenza umana e oggi diverse specie risultano in buono stato di salute. Gli esperti ritengono che, prima dell’incidente nucleare, la presenza dell’uomo producesse effetti persino più dannosi delle radiazioni.

 

Il ruolo della melanina

Le radiazioni sono un fattore selettivo importante, come le altre sostanze tossiche. Possono danneggiare il materiale genetico e generare malfunzionamenti, aumentando la mortalità. Gli organismi che hanno meccanismi di difesa vengono dunque favoriti. Un meccanismo che può aiutarli è la capacità di riparare il DNA danneggiato. Un altro è la pigmentazione che, oltre ad avere un ruolo nell’accoppiamento e nella difesa dai predatori, può servire alle diverse specie per sopravvivere.

In particolare la melanina, oltre a ridurre gli effetti delle radiazioni ultraviolette, fa da scudo alle radiazioni ionizzanti e aiuta a dissipare parte dell’energia della radiazione. E come dimostrato nei funghi che hanno colonizzato anche il reattore danneggiato, neutralizza le molecole ionizzate all’interno delle cellule, riducendo il rischio di danni.

Negli anfibi studiati dal team di Uppsala la melanina sembra aver giocato un ruolo fondamentale per la selezione delle specie sopravvissute a Chernobyl. Bisogna considerare il fatto che gli anfibi sono tra gli animali più vulnerabili, perché esposti sia alle radiazioni presenti nella terra, sia a quelle in acqua. Inoltre, non si muovono molto e sono molto legati alle pozze dove sono nati. Nel loro caso, spiegano gli autori dello studio, la pigmentazione scura viene generata dai melanofori, le cellule che contengono i coloranti, che producono eumelanina, una forma di melanina che protegge il DNA e che, a differenza di altre, non consuma preziosi antiossidanti quando viene sintetizzata.


Secondo i genetisti, le raganelle orientali sono quindi andate incontro a un rapido processo evolutivo. In pratica, quei pochi esemplari di Hyla orientalis che al momento della catastrofe erano già neri, sono stati “favoriti”. Le raganelle orientali più scure, riuscendo a sopravvivere alle radiazioni proprio grazie alla pigmentazione della pelle, si sono riprodotte con maggiore successo. Poiché la vita della raganella dura in media 2-3 anni, l’effetto ha potuto diffondersi e stabilizzarsi per più di 10 generazioni. E oggi, concludono gli scienziati, la raganella più scura risulta il tipo dominante nell’area del disastro.