Troppo spesso gettiamo via il cibo senza pensare agli altri. In Italia, in un anno, lo spreco di cibo vale 9 miliardi di euro. In media – dice un recente rapporto di Spreco Zero – ognuno di noi in dodici mesi butta via, senza consumarli, 27 chili di alimenti, tra cui soprattutto frutta, verdura e pane.

 

Eppure quel cibo potrebbe aiutare decine di famiglie ad arrivare a fine mese. Per invertire questa tendenza serve quindi  “un cambio di cultura e più solidarietà”, racconta la 19enne Deborah Maria Inserillo, appena nominata Alfiere della Repubblica per il suo impegno da volontaria contro lo spreco alimentare.

 

Quando andava alle elementari infatti questa giovane ragazza di Termini Imerese ha iniziato a operare con il Banco Alimentare e da allora non ha più smesso: prima la difficile raccolta davanti ai supermercati, chiedendo un gesto di bontà alle persone invitandole a contribuire alla colletta alimentare, poi la consegna “in famiglie dove c’erano frigo e scaffali vuoti”, sino alla consapevolezza – oggi che studia Scienze dell’Educazione all’Università – della necessità di insegnare ai più piccoli e ai loro genitori l’importanza di combattere gli sprechi.

Per il suo impegno, insieme ad altri 30 giovanissimi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha premiato la studentessa con un attestato d’onore, ma per lei  “non c’è nulla di speciale in quello che faccio, è qualcosa che sento e che mi spinge a impegnarmi per gli altri” racconta.

 

Come è iniziato l’impegno contro gli sprechi alimentari?

“Quando ero bambina e andavo alle elementari sono stata invitata a partecipare alla giornata della colletta alimentare, a raccogliere prodotti da destinare ad altri. Mi sono appassionata: era qualcosa di bello, un bene per me e per altre persone. Non è facile convincere la gente a donare qualcosa, anche a livello di cibo. Spesso c’è scetticismo, soprattutto negli ultimi tempi, però io ho insistito e ho continuato ogni anno a partecipare. Poi la mia coscienza è maturata e con il Banco Alimentare ho iniziato a distribuire pacchi e spesa a chi ne aveva bisogno, accorgendomi sempre di più della necessità di non sprecare: se da un lato c’è chi getta, dall’altro c’è sempre chi ha bisogno di aiuto”.

Aiuti alle famiglie, ma anche all’ambiente.

“Sì, perché da una parte c’è il sostegno a persone che – ho visto coi miei occhi – hanno davvero frigo e armadietti vuoti, gente per cui anche un solo pacco di pasta è essenziale, ma dall’altra c’è anche una azione positiva per l’ambiente: si evita di mandare al macero cibo e prodotti e si coltiva la cultura del recupero e del riciclo. In questo credo che l’azione del Banco Alimentare stia facendo molto”.

Oggi ti occupi anche di educazione e sensibilizzazione contro gli sprechi?

“Oltre a essere volontaria ora sono promotrice di attività di educazione e sensibilizzazione nelle scuole della mia città, Termini Imerese. Tentiamo di educare i più giovani e proponiamo mostre sullo sviluppo sostenibile per ricordare sempre quanto sprechiamo e di come, nel piccolo, ci siano delle soluzioni da adottare. Ai ragazzi prima di buttare il cibo ricordiamo sempre di darlo a chi non ne ha, dalle persone sino agli animali, anziché gettarlo”.

I dati sullo spreco di cibo sono preoccupanti. Nella tua attività intravedi però segnali di speranza per un cambiamento culturale?

“Per quanto ho visto, ho notato gente che dona tanto, altra invece poco ma spesso. In generale però ho osservato crescere la solidarietà, soprattutto in pandemia. Questi sono segnali di speranza. Abbiamo incontrato tanti casi di famiglie che hanno davvero bisogno: portando il pacco poi si instaura un rapporto, si incontrano ragazzi, ci si confronta e si scoprono problemi ed entrando in gioco altre forme di aiuto che proponiamo, come il dopo scuola. Nella nostra azione dunque c’è un sostegno non solo economico, ma anche sociale e culturale. E questo tipo di sostegno credo si stia diffondendo, ma serve un cambio culturale, anche per altri prodotti che si potrebbero recuperare”.

Per esempio quali?

“I farmaci. Grazie al Banco Farmaceutico le persone di buon cuore possono acquistare farmaci in più da donare, ma si possono anche raccogliere farmaci non più utilizzati e ancora buoni per chi ne ha bisogno. Si dovrebbe implementare questo tipo di sostegno”.

Ti ha colpito la nomina di Alfiere della Repubblica?

“Sono molto contenta di questa nomina, non me l’aspettavo. Non penso di aver fatto qualcosa di così eclatante, ma è un bel riconoscimento. Io nel frattempo però continuo a studiare e portare avanti il mio impegno per evitare gli sprechi. Per me è essenziale educare i giovani alla solidarietà, credo che forse sia il primo passo verso un futuro più equo e per imparare davvero a riciclare”.