La storia più intrigante sembra uscita da una fiaba di Esopo. Il protagonista è il pescatore Adem, che vive nel villaggio di Eskikaraagac, in Turchia, sulla riva del lago Uluabat: per tutti è da sempre semplicemente zio Adem. Undici anni fa è iniziata un’amicizia speciale tra lui e una cicogna, che si appollaiò sulla sua barca e che da allora è tornata, puntuale, tutti gli anni. Riconoscendolo e partecipando alle sue battute di pesca, per sei mesi all’anno. E del resto qui, a Eskikaraagac, accade che ognuno dei nidi di cicogna bianca venga “adottato” dalla famiglia più vicina, in particolar modo dal suo componente più giovane: i bambini ne diventano, in un certo senso, responsabili.

Nella Giornata internazionale degli uccelli migratori e del birdwatching, l’Eurobirdwatch, la cicogna bianca diventa icona. E quella di zio Adem è una storia esemplare, non l’unica: molte conducono ai quindi borghi che, in tutta Europa, dall’Ungheria alla Macedonia, dalla Spagna alla Romania, sono parte dell’European Stork Village Network (ESVN): esempi virtuosi in cui prendono forma buone pratiche per la conservazione di questa specie. Pratiche che prendono forma da una considerazione di partenza: la cicogna bianca è un animale socievole, che può convivere con l’uomo e, anzi, cerca di nidificare anche nelle immediate vicinanze dei centri abitati. Arrivando nei quartieri di nidificazione tra febbraio e marzo e restandovi per diversi mesi, prima di migrare in Africa, dove svernano. “Gli uccelli ci insegnano che i confini geopolitici sono esclusiva prerogativa degli umani”, spiega Ilka Beerman, tra le responsabili del network e project manager di EuroNatur.

E questa è davvero una storia di amicizia tra uomo e animale. In Serbia, per esempio, la cittadina di Taraš non vede l’ora, tutti gli anni, che arrivino le cicogne. Ed è nata persino un’associazione, “Taraš Storks”, che aiuta a tutelarle e organizza un festival con il coinvolgimento dei bambini: per ogni coppia di cicogne che nidifica qui, viene lanciato un palloncino simbolico. La mascotte, qui, si chiama Prvoje: in serbo significa “prima”. “L’hanno battezzata così perché batte tutti sul tempo”, spiega Aleksandra, che presiede l’associazione e che, non senza un pizzico d’orgoglio, spiega che anche i media locali fanno a gara, tutti gli anni, per annunciare il suo arrivo.

L’amore oltre le disabilità

Dalla Croazia arriva invece la storia strappalacrime della cicogna Malena, anche questa dai contorni decisamente fiabeschi: un ex bidello, Stjepan, l’ha adottata ospitandola in casa per diversi anni. L’uccello non poteva volare e così ha trovato nell’uomo un ospite affabile e premuroso, che l’ha persino aiutata a trovare l’amore in Klepetan, un esemplare maschio che per anni è puntualmente tornato da lei, formando una tenace coppia a distanza: l’amore oltre la disabilità, si direbbe.


Una storia simile a quella che racconta András Márton, specializzato nei salvataggi di uccelli e gestore della trafficata pagina Facebook “Birdmania”. La favola arriva dall’Ungheria: il protagonista è Macus, maschio di cicogna, anch’esso ferito in modo permanente. Vive da anni nel giardino di casa Márton ed è qui che Sophie, la sua compagna, torna dall’Africa ogni anno per accoppiarsi e dare alla luce i piccoli.

E se il numero di coppie attive di cicogne bianche è in crescita, malgrado ostacoli antropici come cavi elettrici, grattacieli, bracconaggio e – non ultimo – eventi climatici estremi, è certo anche per la passione con cui in molti, in giro per l’Europa, continuano ad accoglierle.

In Marocco per aiutare archeologi e cicogne

Arriva dal Marocco, invece, un’altra storia di tutela e conservazione, protagoniste le cicogne bianche e un ornitologo italiano, Rosario Balestrieri. Volato a Rabat per elaborare una strategia in grado di evitare che il restauro del sito archeologico di Volubilis, una delle propaggini più estreme dell’Impero Romano, interferisse con la nidificazione di oltre ottantanta coppie di cicogne. Il progetto del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università degli studi di Siena era mirato a contemperare l’esigenza della valorizzazione del patrimonio archeologico con la necessità di proteggere le cicogne dal disturbo che accompagna abitualmente i lavori di restauro. E che, in questo caso, avrebbe potuto determinare l’abbandono del sito. “Ho analizzato tutti i nidi, uno per uno, consegnando agli archeologi una relazione che disciplina tempi e modi di intervento per limitare al minimo il disturbo”, racconta Baleestrieri. “La mia soddisfazione maggiore? Pensare che oggi chiunque visiti il sito archeologico oltre ad ammirare la bellezza restaurata del sito archeologico potrà vivere l’esperienza unica di passeggiare tra le cicogne, parte integrante della storia di Volubilis”.

 

Così la Calabria ha attratto le cicogne

E anche l’Italia, benché non rientri nell’European Stork Village Network, ha la sua storia straordinaria in fatto di cicogne. Arriva dalla Calabria, il protagonista è Roberto Santopaolo, 59 anni, dal 1986 responsabile – da volontario – della sezione Lipu di Rende. La sua può dirsi a tutti gli effetti una vita al fianco delle cicogne. “Osservavo da tempo che di qui le cicogne passavano, nel corso delle loro rotte migratorie, sorvolando la valle del Crati, ma che non si fermavano, nidificando altrove. – racconta – E mi chiedevo perché. Per il bracconaggio forse? Eppure altrove, dalla Lombardia al Piemonte, si fermavano. Arrivai all’ipotesi che mancavano, in quest’area, siti potenziali dove fare i nidi, come campanili e torri e i tralicci elettrici, che pure le cicogne spesso scelgono, non erano adeguati alla nidificazione”. Così Roberto ha chiamato a raccolta gli amici della Lipu e nel 2002, con la collaborazione di Enel, oggi E-Distribuzione, ha iniziato a costruire piattaforme artificiali in legno, mutuando un’esperienza analoga fatta nel Nord Europa.

Prima nidificazione di Cicogna bianca in Calabria su piattaforma artificiale a Sibari
Prima nidificazione di Cicogna bianca in Calabria su piattaforma artificiale a Sibari 

“Nei primi anni non è successo nulla – dice – e qualcuno ci prendeva anche in giro. Poi, nel 2007, una prima coppia scelse una delle nostre piattaforme. E da allora è stato un continuo crescendo”. Tanto che nel 2022 sono arrivate qui, tra la valle del Crati, la piana di Sibari e la Valle dell’Esaro, 34 coppie di cicogne e di queste 31 hanno scelto una delle 94 piattaforme-nido installate. Un successo, insomma. “Il nostro progetto ‘Cicogna bianca’ è cresciuto – annuisce Roberto – e da tre anni inanelliamo i piccoli a scopo scientifico. Così quest’anno, per la prima volta, ci è capitato di osservare due individui nati qui nel 2019 e dunque tornati in Calabria una volta raggiunta la maturità sessuale”. Particolare successo ha poi avuto l’installazione di una webcam su una piattaforma artificiale: fino a cinquemila persone si connettevano ogni giorno per restare aggiornati sulla crescita di due piccoli, battezzati come Calabria Arintha e Maverick. A Rende li aspettano di nuovo per la prossima primavera, c’è da immaginare che non tarderanno.

Roberto Santopaolo (Lipu di Rende)
Roberto Santopaolo (Lipu di Rende) 

“La nostra è una storia di tenacia – spiega ancora Roberto – grazie alla quale abbiamo dato un valore aggiunto, anche in termini di potenziale turistico, a quest’area. Lo abbiamo fatto senza finanziamenti, come volontari, con la determinazione di chi ama le cicogne. Qui portiamo le scolaresche: i bambini osservano le cicogne e imparano ad amarle”.

 

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