Una campagna dall’Italia per soccorrere gli animali domestici ucraini, vittime collaterali del conflitto, in fuga assieme alle famiglie. La stanno organizzando l’Ente Nazionale Protezione Animali, la Croce Rossa e la Protezione civile. Cani e gatti da giorni condividono la sorte dei loro amici umani sotto i bombardamenti, sono con loro nei rifugi, sui pullman e sui treni dell’esodo.

 

Tante le storie e le immagini che arrivano da Kiev, da Leopoli, da Irpin, dove da giorni si combatte. Dove nei giorni scorsi un’intera famiglia è stata uccisa da un colpo di mortaio, c’erano due bambini e avevano portato anche il loro cane, assieme ad una valigia.


Una storia simbolo è quella di Maria Dahileva, in fuga una settimana fa con la sua bambina dall’Ucraina, aveva portato con sé un volpino nel lungo viaggio fino ad un centro di assistenza a Genova. Al momento di imbarcarsi su una nave, nella confusione il cane non si è più trovato. Sono stati i volontari della Croce Gialla insieme ai poliziotti di una Volante a ritrovarlo mentre vagava nel porto e a riconsegnarlo alla bambina. Una gara di solidarietà perché tutti sapevano che la perdita del piccolo amico della bambina avrebbe aggiunto un nuovo trauma dopo quello della fuga.

“Si scappa con gli affetti. È quasi una forza irrazionale. Esiste una sfera intima delle famiglie in cui non ci sono affetti di serie A e di serie B e gli animali domestici ne fanno parte. Per questo vediamo la gente scappare con il cane o il gatto in braccio e per mano i bambini”. Carla Rocchi, antropologa, è la presidente dell’Ente nazionale protezione animali. Di scenari di guerra e di emergenze ne ha vissute molte ed è convinta che “mai come in un momento così tragico, in cui si scappa dalla guerra, gli animali fanno parte della famiglia. Lasciare il proprio Paese è una scelta difficilissima. Non posso portarmi via la casa, ma mi porto via il mio cane, il gatto. È l’immagine della mia vita prima”.

In che modo l’Enpa sta affrontando questa emergenza?

“L’importante è che le famiglie possano restare insieme ai loro animali domestici anche quando saranno costrette a rimettersi in viaggio, accolte da altre famiglie o nelle comunità. Per questo stiamo allestendo a Trieste un hub con veterinari e volontari pronti ad accoglierli quando arriveranno alla frontiera e prima di ripartire”.

Le famiglie potranno quindi portali anche senza documenti?

“Certo. Nei giorni scorsi il ministro per Salute Roberto Speranza ha autorizzato la deroga al Regolamento europeo: ora l’ingresso in Italia è possibile anche per gli animali sprovvisti di passaporto europeo (Pet Passport) e della documentazione sanitaria. Una situazione molto comune tra gli animali con cui le famiglie stanno scappando dal conflitto”.


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Le bombe colpiscono anche i rifugi dove volontari ucraini si prendono cura di cani e gatti. È il caso del rifugio Best Friend di Makariv. Come pensate di aiutarli?

“Stiamo lavorando insieme alla Croce Rossa e alla Protezione civile, che ci hanno coinvolti in un’operazione di soccorso che scatterà tra qualche giorno. Dalla Lombardia e dal Piemonte partirà una carovana di aiuti e i medici veterinari. Stiamo raccogliendo le adesioni coordinandoci insieme ad altre associazioni. Per aiutare i veterinari ucraini che stanno facendo il possibile in un paese dove non c’è più nulla, i medici italiani si sono messi già in contatto con loro per capire di cosa hanno più bisogno. L’ingresso nel Paese è impossibile, possiamo solo consegnare aiuti umanitari nei check point in Romania o in Polonia”.

Come vi state organizzando per accogliere le famiglie con i loro animali alla frontiera?

“Stiamo allestendo rifugi al confine tra l’Ucraina e la Romania o la Polonia, come a Siret e a Leopoli. Sono già in parte attivi: si accolgono cani e gatti in condizioni tali da non poter proseguire il viaggio, è prevista l’assistenza alle persone che viaggiano con il proprio animale informandoli anche che sono autorizzati ad entrare nell’Unione Europea anche senza documenti, regolarizzandoli in un secondo momento. Verrà offerta assistenza veterinaria agli animali con patologie o bisogni speciali. Chi esce dal Paese ovviamente troverà subito cibo e medicinali”.

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State promuovendo campagne di adozioni anche in Italia?

“Al momento tutti gli animali che arrivano dall’Ucraina hanno una famiglia, ma già molti italiani hanno dato la propria disponibilità ad accogliere cani e gatti rimasti soli. La situazione è in evoluzione: non abbiamo ancora numeri né dati certi. Ha colpito al cuore il video della famiglia in fuga da Irpin con il loro cane. Tutti uccisi mentre correvano verso il rifugio sotto il ponte. È una delle immagini più crude e realistiche di questa guerra”.