Il mercato volontario dei crediti di carbonio è uno strumento fondamentale per imprese, privati ed istituzioni che vogliono impegnarsi concretamente nel contrastare il cambiamento climatico. È un settore complesso, che consente di tutelare le foreste e realizzare interventi di protezione ambientale attraverso il finanziamento privato, generando un sistema virtuoso per compensare le emissioni e raggiungere gli irrinunciabili obiettivi di decarbonizzazione. Quando la riduzione delle proprie emissioni diventa fisicamente impossibile o finanziariamente irrealizzabile, si parla appunto di “compensazioni” (Carbon Offset): ovvero unità misurabili, quantificabili e tracciabili delle riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra.

Recentemente, tuttavia, sono comparsi alcuni articoli sui media internazionali e nazionali che hanno posto al centro della loro indagine alcuni dei carbon credits di Verra (l’ente internazionale che definisce gli standard a cui i progetti sostenibili devono aderire affinché possano generare carbon credits certificati). Più precisamente le inchieste giornalistiche hanno esaminato la metodologia di calcolo dello scenario base di deforestazione applicato ai soli progetti di protezione di foresta nativa conosciuti come REDD+ del tipo “Avoid Unplanned Deforestation”.

Si tratta di tutti quei progetti per cui una foresta non è a rischio perché esiste una licenza per tagliare, ma che negli anni, è stata soggetta a deforestazione illegale. Questa tipologia di progetti è fondamentale per indirizzare investimenti di privati verso la protezione delle foreste, laddove le leggi governative non sono sufficienti. “Il 94% dei crediti di carbonio Verra non comporta nessun beneficio per il clima“. Questa frase apparsa in diversi media porta chi legge a ritenere che i crediti di carbonio rilasciati da Verra siano fasulli.

Questa è un’affermazione non corretta. Innanzitutto, è bene sottolineare che non tutti i crediti rilasciati da Verra sono generati attraverso la metodologia in esame, quindi il valore del 94% si riferirebbe solamente ai progetti REDD+. Inoltre, è bene fare chiarezza su come vengono creati i crediti da progetti REDD+. Essi vengono generati dalla differenza tra lo scenario base (cosa sarebbe successo senza il progetto) – calcolato facendo riferimento al tasso di deforestazione empirico e altri fattori site-specific – e, al contrario, lo scenario con il progetto. Per cui, per implementare un progetto REDD+, si parte dal calcolo dello scenario base, si individuano i drivers di deforestazione e si implementano le attività per fermarla. Lo standard e il validatore del progetto, almeno ogni cinque anni, oltre a verificare i calcoli dello scenario base, controllano che le attività siano state implementate e che non si sia verificata la deforestazione prevista. Solo dopo questo controllo rilasciano i crediti di carbonio.

Le indagini apparse sulla stampa hanno commesso l’errore di ricalcolare lo scenario base di alcuni dei progetti presenti su Verra utilizzando però delle variabili troppo generaliste e poco specifiche per tenere conto della vera deforestazione dell’area. Si sono limitati a utilizzare solo dei dati satellitari senza fare il campionamento della biomassa sul campo – come invece viene richiesto da Verra – ,  senza considerare i fattori socioeconomici dell’area del progetto e prendendo in esame solo alcuni dei dati geografici come, ad esempio, la distanza da strade, da un villaggio o da una città, ma tralasciando altre variabili significative come la presenza di fiumi, l’altitudine, la pendenza, la copertura forestale, la destinazione d’uso del suolo, la distanza dai pascoli e zone agricole. In altre parole, si è usato un modello statistico che ha preso in esame solo variabili quantitative e non qualitative.

Concordiamo ovviamente sul fatto che il calcolo dello scenario base della deforestazione sia complicato: è un modello statistico e come tale deve essere rivisto periodicamente e migliorato, ma la riduzione dei tassi di deforestazione e di degrado forestale – secondo quanto specificato dal rapporto dell’IPCC Climate Change &Land – rappresenta una delle opzioni più efficaci e solide per la mitigazione dei cambiamenti climatici, con grandi benefici di mitigazione a livello globale. Le foreste influenzano i climi locali, regionali e globali attraverso molteplici vie, al di là del semplice stoccaggio di carbonio. La deforestazione può contribuire al riscaldamento o al raffreddamento modificando l’albedo, ossia la quantità di luce solare riflessa, riducendo l’evapotraspirazione che raffredda l’area; influenzando il rilascio di aerosol e composti organici volatili biogeni, che possono influire sulla formazione delle nuvole, ma anche modificare la rugosità della superficie terrestre, che a sua volta può influire sulla velocità del vento, contribuendo al miglioramento del micro clima e della vita della zona.

Ciò che è importate ribadire è che riduzione e compensazione sono due importanti strumenti nella lotta al cambiamento climatico. I crediti di carbonio non possono in nessun modo essere utilizzati per tagliare l’impronta carbonica delle aziende, non trattandosi di riduzioni/assorbimenti direttamente imputabili all’azienda. È indubbio che la riduzione ha la priorità sulla compensazione, e se un’azienda dovesse dichiarare che riduce tramite crediti di carbonio ricadrebbe nel cosiddetto greenwashing. Fare distinzioni tra aziende che riducono e aziende che compensano è sbagliato, perché per far fronte alla crisi climatica tutte le aziende dovrebbero mettere in atto un piano di riduzione e contemporaneamente compensare le proprie emissioni inevitabili che, proprio grazie al piano di riduzione, saranno sempre di meno. Nessuno del settore del carbon management mette in dubbio la “Gerarchia della Mitigazione” che mette al primo posto la necessità di ridurre le emissioni. Ma ci piace pensare che questo processo possa avere una visione più ampia che faccia della compensazione un alleato fondamentale per contribuire alla mitigazione globale delle temperature e alla salvaguardia della biodiversità.

 

*(l’autore è CEO & Co-founder Carbon Credits Consulting)