Quanto investe il nostro paese, per incentivare la mobilità ciclabile? Per il sostegno diretto all’acquisto di biciclette o altri veicoli elettrici leggeri e servizi di sharing mobilty, la spesa complessiva è stata di 300 milioni di euro. Per strutture destinate a favorire la ciclabilità, lo stanziamento complessivo è stato di circa 600 milioni di euro, dei quali 400 per ciclovie turistiche e 200 per quelle urbane, per la maggior parte, finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. A queste risorse si aggiungono alcuni fondi stanziati con la legge di stabilità del 2016 e rifinanziati per gli anni successivi.

 

Nel complesso, da qui al 2030, i finanziamenti per piste ciclabili nelle aree urbane ammontano a 438 milioni di euro, di cui 141 ancora da assegnare. Siamo poco sopra il miliardo, con un rapporto di quasi 100 a 1, rispetto agli investimenti per l’automotive. Questi sono i dati ben poco confortanti che emergono dall’ultimo rapporto “Clean Cities. Non è un paese per Bici”, pubblicato da Clean Cities, Fiab, Kyoto Club e Legambiente proprio per fare il punto sullo stato della ciclabilità in Italia ed elaborare alcune proposte concrete per sostenere gli obiettivi di decarbonizzazione, attraverso le forme di mobilità non inquinanti.

Il confronto tra gli investimenti per i mezzi di locomozione più green e le auto, nel nostro paese, è impietoso. Sono 98 i miliardi spesi ad esempio nel settore automotive – tra incentivi per l’acquisto di auto (di cui usufruiscono anche acquirenti di veicoli diesel e a benzina) e finanziamenti per la costruzione o la manutenzione di infrastrutture per il trasporto privato che l’Itala ha impegnato negli ultimi tre anni e per i prossimi sette. Si tratta di cifre enormi, se si considera che siamo il Paese europeo con la maggiore densità di autoveicoli per 100 abitanti (67 nel 2020) e che il settore dei trasporti è responsabile per il 30.7% delle emissioni totali di CO2 nel 2019, il 92.6% attribuibili al traporto stradale.

L’infrastruttura ciclabile

Per quanto riguarda le piste ciclabili, sebbene ci siano stati dei miglioramenti importanti, l’Italia resta ancora molto indietro in Europa, soprattutto a causa della fortissima differenza che c’è tra alcune aree ed altre.

 

La buona notizia è che, secondo i dati Istat relativi all’anno 2020, pubblicati la scorsa estate, tra il 2015 e il 2020, i capoluoghi di provincia e le città metropolitane hanno aumentato del 20.8% la loro quota di ciclabili, raggiungendo 857 km. L’aumento maggiore si è registrato nelle città metropolitane, che hanno aggiunto il 30% di ciclabili, con Milano che guida la classifica con 93 km in più, seguita da Venezia (+47 km), Brescia (+46 km) e Roma (+45 km).

Risultati importanti ma ancora insufficienti, se si tiene conto del quadro complessivo. Secondo il rapporto, infatti, i capoluoghi di provincia italiani hanno una media di 2,8 km ciclabili per diecimila abitanti. Ma il valore medio nasconde grosse sproporzioni tra città e città. Se, infatti, in capoluoghi di provincia come Reggio Emilia, Modena e Ferrara si possono contare tra i 12 e i 15 km di infrastrutture ciclabili per 10mila abitanti, in altri centri urbani come Caltanissetta, Campobasso, Chieti, Trapani e Vibo Valentia, siamo ancora a quota zero.

 

Le piste ciclabili: Italia-Europa a confronto

Per avere un’idea della situazione nel resto d’Europa, in città come Helsinki e Ghent si arriva a 20 km per 10mila abitanti, Amsterdam e Anversa 15 km e Copenaghen 9 km. Quindi, a fronte di alcuni esempi virtuosi, in linea con gli standard europei, abbiamo un quarto delle città capoluogo italiane che non raggiunge nemmeno il chilometro di infrastruttura ciclabile per diecimila abitanti.

Non va meglio nelle città metropolitane: Venezia è la città metropolitana più ciclabile, con 6 km per diecimila abitanti, Bologna circa 4 km, Milano, Torino e Firenze hanno tra i 2 e i 2,5 km, Roma ha appena un 1 km per diecimila abitanti e Napoli e Catania 0,2 e 0,3 rispettivamente. E sono poche le città che dai loro Piani Urbani per la Mobilità Sostenibile (PUMS) prevedono un significativo ampliamento di ciclabili.

“È evidente – commenta Claudio Magliulo, Responsabile italiano della campagna Clean Cities – che i grandi centri urbani non possano puntare ad un’infrastruttura ciclabile che copra completamente le necessità di spostamento dei loro abitanti, quindi l’auspicio sarebbe quello di creare una rete ciclabile coerente ed integrata con il sistema di trasporto pubblico, in modo da azzerare l’utilizzo dell’auto privata”.

 

Risulta però indicativo, oltre che molto preoccupante, il fatto che le città con il più alto numero di auto circolanti per abitanti siano anche quelle con le dotazioni ciclabili più scarse. Quali sono, dunque, le prospettive per il futuro delle ciclabili del nostro paese? Il dossier di Clean Cities individua alcuni scenari plausibili.

Tenendo in considerazione il tasso di crescita delle infrastrutture ciclabili che si è registrato dal 2015 ad oggi, qualora il trend dovesse rimanere stabile, alla fine di questo decennio ci dovrebbero essere complessivamente circa 7.800 km in più di ciclabili in Italia.

  • Se, invece, fossero rispettati i PUMS di tutte le città italiane, mantenendo inalterati e rispettando tutti i progetti già approvati o adottati dai comuni, l’infrastruttura ciclabile italiana dovrebbe arrivare a poco meno di 13.000 km.

     
  • Uno scenario più ottimistico che prevede uno sforzo maggiore da parte dei Comuni italiani, al fine di adeguare i piani di investimenti di tutti i capoluoghi di provincia italiani (per intenderci, anche di quelli che, al momento, non hanno previsto alcun progetto), porterebbe a superare i 17.000 km a fine decennio.

     
  • Il terzo scenario, quello più ambizioso, lega le sue finalità proprio agli obiettivi Net Zero del 2030 presenti nei piani di tutti i paesi europei e di buona parte dei paesi occidentali, concentrando gli sforzi proprio nell’ambito dei trasporti che rappresenta il settore su cui sarebbe più facile ed efficace intervenire, per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Con una spesa complessiva di 3.5 miliardi di euro, circa 500 milioni all’anno, da qui al 2030, nel nostro si potrebbero raggiungere 21.000 km tra corsie e piste ciclabili.

Si tratta di un obiettivo ambizioso ma non irraggiungibile, sottolineano i responsabili della Campagna Clean Cities. E, proprio per dare maggiore slancio a questa prospettiva, sensibilizzare il parlamento italiano e provare a coinvolgere anche le amministrazioni locali, è stata lanciata una petizione online, in concomitanza della pubblicazione del rapporto. “Vogliamo #CittaCiclabili” è la raccolta di firme che chiede al governo di inserire nella legge di bilancio attualmente in discussione un fondo straordinario per la creazione di infrastrutture ciclabili in tutta Italia di 500 milioni annui.

 

“Attualmente – spiega Claudio Magliulo – sono stati stanziati complessivamente 400 milioni di euro per incentivare le infrastrutture ciclabili, una cifra largamente insufficiente per affrontare il problema dell’inquinamento nelle nostre città. Si parla tanto di obiettivi climatici al 2030, ma intanto si continua a finanziare l’acquisto di auto e a investire sul costo dei carburanti inquinanti”.

“Oggi, in Italia, l’uso della bicicletta per spostarsi resta una scelta etica, non di comodità, proprio per mancanza di infrastrutture adeguate – prosegue Magliulo. Ogni volta che una persona prende la bici, invece dell’auto privata, c’è un risparmio per la collettività tangibile, in termini di inquinamento e anche economici. Si calcola che per ogni 10 km percorsi in bici, il risparmio è di circa 1.80 euro in spese sanitarie e in mancato inquinamento, a fronte di un costo di 1 euro a carico della collettività, come effetto dell’utilizzo dell’auto privata per percorrere gli stessi 10 km. Sono riflessioni che chi stabilisce dove e come allocare i soldi pubblici ha il dovere di fare”.