Bottiglie per l’acqua che in cinque anni spariscono completamente nell’ambiente. La sfida di Cove, azienda statunitense che dal 2017 insegue il sogno di realizzare bottiglie per l’acqua completamente biodegradabili, per aiutare così la battaglia contro l’inquinamento da plastica, sembra finalmente vedere la luce in fondo al tunnel. Il ceo dell’impresa, Alex Totterman, ha annunciato che le bottiglie Cove sono infatti ormai pronte per essere lanciate sul mercato: nei prossimi mesi arriveranno in supermercati e negozi al costo di 2,99 dollari a recipiente.

A vederli, questi cilindri sottili e robusti di colore bianco, dotati di tappo, sembrano comuni contenitori per liquidi: in realtà, raccontano dalla ditta di Los Angeles, sono il frutto di una lunghissima ricerca per riuscire a sostituire i classici imballaggi con altri che non inquinano il Pianeta.

 

Si tratta infatti di bottiglie “completamente biodegradabili” sostiene il ceo, capaci in cinque anni di degradarsi nell’acqua o nel suolo. Il principio alla base di queste bottiglie è l’uso di PHA, poliidrossialcanoati, polimeri poliesteri termoplastici che vengono sintetizzati da vari generi di batteri attraverso la fermentazione di zuccheri o lipidi. Un sistema già usato per la produzione di diverse bioplastiche, ma che Cove ha perfezionato garantendone la biodegradabilità e la resistenza.

 

Il processo inizia dalle cucine di ristoranti o catene alimentari: lì grazie a una collaborazione con RWDC Industries, industria chimica, viene raccolto l’olio scartato e poi fermentato in PHA, successivamente vengono realizzati minuscoli pellet, granuli di bioplastica, e aggiunto quello che viene definito come un “ingrediente segreto”. Dopo un processo che include il passaggio per macchinari che tolgono l’umidità e modellano il materiale fino a ottenere le bottiglie, l’ultimo passo sono le scritte: etichette ed istruzioni vengono realizzate con un inchiostro a base di alghe, destinato alla biodegradazione.

 

Se funzionerà, se davvero le bottiglie di Cove rispetteranno gli standard promessi, potrebbe essere una piccola rivoluzione nella lotta all’inquinamento da plastica, materiale estremamente difficile da riciclare. Restano però molti dubbi: da anni diverse multinazionali (compresa Coca-Cola) tentano di ideare contenitori prodotti da scarti vegetali, che siano biodegradabili o compostabili, ma finora risultati utili alla grande distribuzione non sono arrivati.  

La stessa Cove sta tentando da anni il lancio di questi contenitori, ma fra pandemia, crisi energetica e difficile approvvigionamento di ingredienti e macchinari, ha sempre rimandato. Ora però si dice pronta a produrre 20 milioni di bottiglie all’anno, anche se sul cammino delle bottiglie amiche dell’ambiente potrebbero esserci ancora molti ostacoli: dalla legislazione californiana che classifica il PHA come plastica limitando i quantitativi di produzione, fino ai prezzi delle materie prime che oscillano. Infine, anche un dubbio relativo agli acquisti: davvero i consumatori acquisteranno bottiglie più care e biodegradabili anziché continuare con i classici contenitori riutilizzabili?