Anna e Alessandra sono medici, indossano il camice e hanno in mano un cartello: “Terra, chi si prende cura di te?”. Marco è uno studente di liceo, ha il viso dipinto di verde e chiede “giustizia climatica”. Dietro di lui due genitori torinesi arrivano in bici, con cui trasportano una culla con appesa una scritta: “I miei primi 44 giorni: l’estate più fredda della mia vita”.

A Torino oggi il popolo dell’onda verde è tornato a manifestare per il clima. A guidare il corteo i giovani di Fridays For Future, radunati nel capoluogo torinese per il loro meeting europeo, in testa le ragazze e i ragazzi dei popoli Mapa, i Paesi più colpiti dalla crisi climatica, in totale un migliaio di partecipanti con attivisti provenienti anche da Messico, Ucraina, Sudafrica, Indonesia e altri Paesi.

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Sfilano le bandiere di Legambiente, Extinction Rebellion, Lav, NoTav, dei medici per l’ambiente. Con loro anche alcuni gli esponenti di Sinistra Ecologista e Europa Verde e anche qualche agricoltore che si sono uniti al corteo in questa estate di drammatica siccità. “Che fan bene a protestare perché è tutto secco ormai”, dice il signor Franco.

 

Quello di Torino è un corteo che parla per immagini, per voci: nel caldo di fine luglio una ragazza tiene in mano un cartello: “Il nostro voto ve lo dovete conquistare” dice. Le elezioni politiche di settembre in Italia irrompono infatti anche fra gli attivisti che ora discutono apertamente sulla strada da prendere: entrare in politica o radicalizzare la lotta?

Un’altra immagine che parla da sola è quella del Po: con una diga chiusa, il Grande Fiume, provato, mostra tutta la sua debolezza in questa fase di crisi idrica mentre il corteo sfila silenzioso al suo fianco e qualche attivista si sente male per il troppo caldo.

 

“Che cosa vogliono questi ragazzi?” chiede una signora che si affaccia da un negozio di corso Belgio. “Giustizia climatica” urlano loro. Giulia, giovane attivista, con cartelli che invitano a diventare vegani, ribadisce che il “tempo per affrontare la crisi del clima sta finendo, dobbiamo agire in fretta, unitevi a noi”. Laura ha ancora in mano il cartone del suo primo sciopero: “Ci state rubando il futuro” c’è scritto.

 

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Fra canti e balli il lungo serpentone, scortato dalle forze dell’ordine accalcate sotto un distributore con marchio Eni per il timore di proteste, il corteo arriva sino in piazza Castello. Lì da un palco allestito sul retro di un camioncino prendono la parola i rappresentanti dei Mapa e i torinesi si avvicinano a guardare.

 

Ci sono anche alcuni medici e infermieri:  “Questa crisi del clima sta diventando anche una crisi sanitaria, basta guardare cosa sta accadendo con le temperature” raccontano.

 

Poi arrivano le famiglie: i primi ad avere il volto colorato di verde, in simbolo di solidarietà, sono i bimbi. Una famiglia ha pedalato fino alla piazza sotto la calura, voleva esserci. Sulla culla della figlia c’è appeso un cartello: “Non si è mai troppo piccoli per fare la differenza, Cecilia, 8 mesi”.

 

I giovani dell’onda verde trasportano un gigantesco martello gonfiabile, utile per rompere il meccanismo attuale, quello che “continua a ignorare la crisi del clima” urlano gli attivisti, tra chi partecipa in rollerblade e chi in bicicletta. L’atmosfera è quella della lotta sociale: gli slogan sono per l’anticapitalismo, l’anticolonialismo, la necessità di una giustizia climatica, per l’appoggio alle comunità indigene, per avere meno allevamenti e più acqua, per “sbloccare le rinnovabili”.

 

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Tutte azioni che da ormai tre anni, e soprattutto in vista dello sciopero globale del 23 settembre, gli attivisti rispondono senza sosta. C’è la sensazione però, come hanno ribadito alcuni giovani dei Paesi Mapa, che ormai cortei e scioperi abbiano fatto il loro tempo, che serva una svolta, una accelerazione per far capire ai leader mondiali che deve arrivare subito un cambiamento radicale per salvare il Pianeta dal riscaldamento che avanza. Una svolta che potrebbe essere politica, oppure fatta di azioni più radicali, o di nuovi dialoghi con le istituzioni. Una scelta che dovrà essere presa, almeno in Italia, prima di settembre.